Danza, 2006
Acciaio dipinto
570 × 500 × 470 cm

Piazza Amendola, Milano

Il corpo della scultura e il corpo della danza: al margine dello smembramento il corpo della danza nel suo distorcesi armonico e impetuoso stravolge lo statuto della mobilità, crea spazi e frammenti e vuoti incolmabili, modella lo spazio che lavoro e dalla luce è riordinato in forma.
La danza non ha ombra, è essa stessa solamente ombra, ombra di un corpo strappato intersecato da bagliori, liberato dalla consistenza...librato.
Cerco una scultura come una danza, strattonata a forza al confine dello smembramento, costretta nel movimento che, immobile, desidera. Ripiegata su se stessa e dispiegata nella luce, solida e instabile...cedevole alle sguardo, frantumata, scheggiata e ricomposta in figura.
Figura di precarietà e apertura: come una scultura.

Gianfranco Pardi, 2002


( da Gianfranco Pardi. Autoarchitettura, a cura di Bruno Corà, 2018, Skira editore, Milano)

The body of sculpture and the body of dance: on the fringe of dismemberment, as it twists harmoniously and impetuously, the body of dance distorts the notion of mobility, it creates spaces, fragments and unbridgeable voids, it models the space that I work with and then is reordered in form by light.
Dance has no shadows; it is itself no more than shadow, the shadow of a body torn, intersected by flashes, freed from consistency . . . soaring.
I quest for sculpture as dance, forcefully wrenched to the limit of dismemberment, constricted in the movement that – immobile – it desires. Doubled back on itself and spread out in the light, solid and unstable . . . yielding to the gaze, shattered, splintered and put back together again as a figure.
A figure precarious and open: like a sculpture.

Gianfranco Pardi, 2002

Il corpo della scultura
Gianfranco Pardi